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GRASSI CARLO SRL |
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Nella nostra bottega si utilizzano due metodi di doratura: una più moderna ed economica, la doratura a missione, l'altra più classica ed elegante, la doratura a guazzo. La preparazione del supporto da dorare, almeno sino ad un certo punto, è identica per tutte e due le tecniche. Per prima cosa è necessario lisciare adeguatamente il legno che poi viene trattato con una mano di colla di coniglio (in soluzione circa 1/10 - 1/12). Una volta asciugata la colla se necessario si procede ad un'ulteriore levigatura, e si passa poi alla stesura del gesso, preparato con la colla di coniglio (leggermente diluita rispetto alla colla di base). La fluidità ottimale del gesso varia da lavoro a lavoro ( su cornici moderne che devono essere liscissime occorre un gesso un poco più denso, mentre su cornici dal sapore antico e con modanature sottili è preferibile utilizzare un gesso più liquido), ma come regola generale si versa gesso di Bologna nella colla di coniglio fino ad ottenere una soluzione satura; prima di utilizzare questo gesso è buona regola filtrarlo in una calza per eliminare eventuali grumi o impurità. Il gesso va steso caldo, con un pennello morbido e rotondo; si lascia asciugare (occorrono circa 3 ore) e si procede alla levigatura con carta fine. Solitamente le mani di gesso da stendere vanno dalle 3 alle 6 a seconda del tipo di oggetto da dorare. Ora cominciano le differenze tra le due tecniche di doratura. Se si procede con la doratura a missione si stenderanno sul gesso 2 mani di acrilico giallo o color mattone per imitare il bolo; una volta asciutto, si leviga la superficie. Ora si può applicare la missione, che è un collante sintetico già usato nell'ottocento. La missione va stesa in modo uniforme evitando colature che trasparirebbero una volta applicato l'oro. La missione deve essere lasciata asciugare per il periodo prestabilito (ne esistono con diversi tempi di asciugatura: dai 15 minuti alle 24 ore) in un luogo privo di polvere, quindi si è pronti per applicare l'oro. Nel 90% dei casi quando si dora a missione si utilizza l'oro falso, si prendono quindi le foglie e le si tagliano con l'apposito coltello nella misura più indicata per l'oggetto da dorare. La foglia di oro falso si può applicare anche con le mani, o la si può far scorrere su di un cartone per adagiarla in tutte le modanature della cornice. Non bisogna preoccuparsi di eventuali lacune nella doratura, perché è possibile rappezzarle in seguito. Quando si è coperta tutta la superficie con le foglie, si passa un batuffolo di cotone esercitando una leggera pressione per far aderire meglio l'oro. Una volta terminata la doratura è necessario far riposare per qualche minuto il manufatto. Ora, se si desidera ottenere una doratura piena, è sufficiente passare una mano di gommalacca liquida per fissare l'oro; se invece si desidera ottenere una doratura dal sapore più vecchio la si può antichizzare con della paglietta in modo da spelare leggermente l'oro, fissarlo poi con della gommalacca e sporcare il tutto con della cera mischiata a pigmenti o terre del colore desiderato. La doratura a guazzo è preferita per oggetti che devono avere un aspetto più lucido e morbido rispetto alla doratura a missione. Dopo l'ultima mano di gesso, si procede con l'applicazione del bolo (che è un tipo di argilla ora disponibile in tre colori: rosso, nero e giallo). Il bolo viene diluito in acqua e colla di pesce a caldo; la soluzione deve essere più liquida rispetto al gesso e va stesa in 3 o più mani in modo omogeneo. Una volta asciutta l'ultima mano di bolo, lo si leviga e lo si lucida con un pennello a punta tozza. A questo punto si prepara dell'acqua a temperatura ambiente, e si bagna la zona da dorare in modo abbondante; è consigliabile posizionare l'oggetto da dorare leggermente inclinato, in modo che l'acqua non coli sulla foglia d'oro appena messa. I risultati migliori con questo tipo di doratura si ottengono con l'oro zecchino, che non può essere toccato con le mani, perché la foglia è così sottile che si distrugge. Per poter spostare le foglie d'oro si utilizzano quindi un guanciale, un coltello da doratore e una pennellessa. Si appoggia sul guanciale il libretto di foglie d'oro (ogni libretto contiene 25 foglie nel formato 8x8 cm), si appoggia il coltello piatto sulla foglia a circa 2 cm dal bordo, si soffia delicatamente in modo da far ripiegare la foglia sul coltello con il quale la si adagia sul guanciale. Si soffia poi leggermente al centro della foglia per spianare le eventuali pieghe. Con il coltello si taglia poi la foglia in pezzi adeguati alla parte da ricoprire, Si unge leggermente la pennellessa con i capelli, in modo da fare aderire meglio la foglia d'oro. Quindi, con la pennellessa, si applica la foglia sulla superficie bagnata, cercando di non creare troppe pieghe. Si posano poi le altre foglie una vicino all'altra creando un piccolo sormonto in modo da non lasciare spazi vuoti. Se si notano delle piccole bolle di aria sotto le foglie appena posate è necessario comprimerle con un batuffolo di cotone asciutto per evitare che nelle operazioni successive si evidenzino delle lacune nella doratura. Una volta completata la superficie da dorare, si lascia riposare il tutto per almeno 3 ore.
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Nella foto accanto si vede la fase della brunitura: in basso l'oro ancora da lucidare, in alto la parte già brunita con la pietra d'agata
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Si può quindi procedere alla brunitura delle parti di doratura che si vogliono rendere lucide. A questo scopo si utilizza il brunitoio, che è formato da una pietra di agata montata su di un manico di legno. Si unge leggermente con della cera la pietra, in modo che scorra più facilmente sulla superficie dorata, e si comincia delicatamente a passare l'agata sulle parti da lucidare. Bisogna prestare attenzione a non comprimere troppo la superficie perché la gessatura si può scrostare. Una volta terminata la brunitura, la doratura dell'oggetto si presenta brillante, e nella maggior parte dei casi va invecchiata per imitare dorature antiche. Per effettuare questa operazione si esegue prima la spelatura dell'oro con una paglietta fine o con un pennello tozzo appena inumidito, poi si procede alla patinatura vera e propria con tempere, pigmenti, colla di coniglio molto diluita o cere.
La doratura a guazzo, essendo eseguita con colle a base acquosa, è molto delicata e non deve essere assolutamente pulita con panni umidi, perché si danneggerebbe la doratura consumandola e arrivando in casi gravi fino alla gessatura, se non addirittura al legno.